Call for Papers: Against Identity? Discourses of Art History and Visual Culture in Italy

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Call for Papers: Against Identity? Discourses of Art History and Visual Culture in Italy /  Contro l’identità? Discorsi della storia dell’arte e cultura visiva in Italia


Doctoral and Early Career Researchers Conference

Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut
Dec 9–10, 2021, online/Florence 
Deadline: Jul 12, 2021


[la versione italiana segue in basso]

Even though the term ‘identity’ has become exponentially frequent in art history, it remains a fluid, controversial, and potentially toxic category. Considering the specificities of Italian art and visual culture, the workshop will focus attention on the concept of ‘identity’, investigating its definitions, its uses, and the problems they pose, by analyzing works of art and artistic phenomena across the centuries (from the Middle Ages to Modernity) in relation to historiographical and methodological discourses.

The history of Italian art has considered the question of ‘identity’ in relation to the formation of artistic individuality (Margot and Rudolf Wittkower, Lina Bolzoni, Patricia Rubin) as well as in relation to communities, questioning the idea of a national “historical consciousness of Italian art” (Ferdinando Bologna, Giulio Carlo Argan, Maurizio Fagiolo Dell’Arco, Giuseppe Galasso). The historiography of Italian art, however, has rarely embraced the discussion of concepts of ‘identity’ that have been carried out since the 1970s, when ‘individual identity’ was understood as a negotiable variable, constructed within discursive (Michel Foucault, Jacques Derrida) and performative practices (Judith Butler), and ‘collective identity’ was framed as “imagined”, “invented”, or “symbolic” (Benedict Anderson, Eric Hobsbawn, Jan Assmann), or as a “lie” (Kwame Anthony Appiah). Since the late 1990s, with the emergence of identitarian movements, the term has assumed a further and controversial ideological connotation, and debates on an assumed “Italian cultural identity” are still an everyday occurrence.

The problem of ‘artistic identity’ could be seen in new ways if confronted with the agency of images with their active, foundational, stabilizing, or even destructive potential, for example with their materiality, which carries and produces ‘identities’ that can persist, intertwine, or change over time. The category of ‘artistic heritage’ adds further complexity to the problem and invites to an urgent reflection on the paradox of conservation, preservation, and historicization of ‘cultural identity’ which, instead, “does not exist” (François Jullien) and is by definition processual, fluid, and in constant negotiation. In what terms has art history, if considered as a transnational and transcultural discipline, contributed to shaping, re-affirming, or tearing down the notions of ‘identity’ in Italy? Can ‘identity’ still be considered a valid hermeneutic category or should it be replaced with alternative concepts? Is it possible to turn “against identity” (Francesco Remotti), giving up this concept in the history of Italian art, also in the light of, for example, decolonial and intersectional perspectives within the discipline?

The workshop aims to foster a transdisciplinary debate open to contributions that, through case studies, critically discuss concepts of ‘identity’ and invite reflection on the methods of art history. Preference will be given to approaches that consider transversal processes such as the attribution of identity, its replacement, reproduction, and negation; exclusion and inclusion; the performativity, mobility, and immobility of identity; integrity, fragmentation, authenticity; the legacies and persistences of identities. Proposals may consider, but also go beyond, the following topics:

  • institutions, methodologies, historiographies (the language of the history of Italian art, stylistic attribution as identity practice, formations and re-formations of art historical canons);
  • constructions of ‘the self’ of the artist (style as identity; portrait, self-portrait, signature; artistic ‘schools’) and of the patron (palaces, galleries, collections);
  • genius loci, city, territory, nations (geographical and political representations of power, visual strategies of national or civic identity);
  • monument, heritage, cultural memory (media and modes of propaganda, myths and rites of foundation, celebrations, centenaries);
  • religious, devotional, confessional identities (churches, nations, chapels);
  • exhibition narratives (museums, exhibition shows, reinterpretation of historical periods, exhibition display).

The workshop, organized by Davide Ferri (KHI–MPI / Universität Bern) and Giada Policicchio (KHI–MPI / Università degli Studi di Salerno), will take place on 9–10 December 2021 in Florence and/or online (Zoom). We welcome proposals from PhD students as well as early career researchers. Please send an abstract of up to 300 words, together with a short biographical statement, to davide.ferri@khi.fi.it and giada.policicchio@khi.fi.it by 12 July 2021. Papers, in Italian or English, should be of 20 minutes in length.

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[versione italiana]

Nonostante la diffusione esponenziale del termine nella storia dell’arte, l’«identità» rimane una categoria fluida, controversa, potenzialmente tossica. Considerando le specificità dell’arte e della cultura visiva italiana, le giornate di studio porteranno l’attenzione sul concetto di «identità» per indagarne le definizioni, l’impiego e le problematicità, analizzando opere e fenomeni artistici nel corso dei secoli (dal Medioevo alle avanguardie storiche) in relazione a discorsi storiografici e metodologici.

La storia dell’arte italiana ha interpretato la questione dell’«identità artistica» sia in relazione all’individualità (Margot e Rudolf Wittkower, Lina Bolzoni, Patricia Rubin), che in rapporto alle comunità, soffermandosi sull’individuazione di una «coscienza storica» nazionale dell’arte italiana (Ferdinando Bologna, Giulio Carlo Argan, Maurizio Fagiolo Dell’Arco, Giuseppe Galasso). La storiografia sull’arte italiana si è tuttavia dimostrata poco permeabile alla riformulazione del concetto di «identità» a partire dagli anni Settanta, quando l’«identità individuale» è stata ripensata come variabile negoziabile, costruita all’interno di pratiche discorsive (Michel Foucault, Jacques Derrida) e performative (Judith Butler), mentre l’«identità collettiva» come «comunità immaginata», «inventata» o «simbolica» (Benedict Anderson, Eric Hobsbawn, Jan Assmann) o come «menzogna» (Kwame Anthony Appiah). Dalla fine degli anni Novanta, con la comparsa dei movimenti identitari, il termine ha assunto un’ulteriore e controversa connotazione ideologica e le discussioni su una presunta «identità culturale italiana» sono ancora all’ordine del giorno.

Il problema dell’«identità artistica» può essere ripensato se si considera l’agency delle immagini stesse, il loro potenziale attivo, fondativo, stabilizzante e anche distruttivo, ad esempio attraverso la loro materialità, portatrice e produttrice di significati e simboli identitari che possono persistere, intersecarsi o cambiare nel tempo. La categoria di «patrimonio artistico» aggiunge ulteriore complessità al problema e invita a un’urgente riflessione sul paradosso della conservazione, preservazione e storicizzazione dell’identità culturale che, invece, «non esiste» (François Jullien) ed è per definizione processuale, fluida e in costante negoziazione. In che termini la storia dell’arte, se considerata come disciplina transnazionale e transculturale, ha contribuito a formare, riaffermare o negare le «identità» in Italia? Può essere considerata una categoria interpretativa ancora valida o è forse da sostituire con concetti post-identitari alternativi? È possibile rivolgersi «contro l’identità» (Francesco Remotti), rinunciando a questo concetto nella storia dell’arte italiana, anche sulla scia di aperture della disciplina, per esempio agli studi postcoloniali e intersezionali?

L’obiettivo delle giornate di studio è di stimolare un dibattito transdisciplinare aperto a contributi che, mediante casi studio, mettano in rilievo le criticità dei concetti di «identità» e che invitino a una riflessione sui metodi della storia dell’arte. Verranno privilegiati approcci che considerino processi trasversali come l’attribuzione dell’identità, la sua sostituzione, riproduzione e negazione; l’esclusione e l’inclusione; la performatività, la mobilità e la staticità di fenomeni identitari; l’integrità, la frammentazione, l’autenticità; le eredità e le persistenze delle identità. Le proposte possono tenere conto, ma non in maniera limitante, dei seguenti temi:

  • istituzioni, metodologie, storiografie (la lingua della storia dell’arte italiana, l’attribuzionismo come pratica identitaria, la formazione di canoni storico-artistici);
  • le costruzioni del «sé» dell’artista (lo stile come identità; il ritratto, l’autoritratto, la firma; le «scuole» artistiche) e del committente (il palazzo, la galleria, la collezione);
  • genius loci, città, territorio, nazioni (rappresentazioni geografiche e politiche del potere, strategie visive dell’identità nazionale o civica);
  • monumento, patrimonio, memoria culturale (media e modi della propaganda, miti e riti di fondazione, celebrazioni, centenari);
  • identità religiose, devozionali, confessionali (chiese, nazioni, cappelle);
  • narrazioni espositive (musei, mostre, riletture di epoche storiche, allestimenti).

Le giornate di studio, a cura di Davide Ferri (KHI–MPI / Universität Bern) e Giada Policicchio (KHI–MPI / Università degli Studi di Salerno), avranno luogo il 9–10 dicembre 2021 a Firenze e/o online (Zoom). Il call for papers è rivolto a dottorande e dottorandi così come a ricercatrici e ricercatori all’inizio della carriera che dovranno inviare un abstract di max. 300 parole, accompagnato da una breve biografia, a davide.ferri@khi.fi.it e giada.policicchio@khi.fi.it entro il 12 luglio 2021. Le relazioni, in italiano o in inglese, avranno una durata di 20 minuti.